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Forum > La zona calda...qui si scrive! > Pista, gare e piloti > Topic: ADDIO SIC!!
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Autore Topic: ADDIO SIC!!  (Letto 815 volte)
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Shoungo72
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« Risposta #15 il: 24 Ottobre 2011 14:04:17 »

in molti ci siamo chiesti come si devono sentire i 2 "investitori".. provato a immaginare pensieri e stati d'animo di campioni certo.. ma persone...


Credo tu abbia perfettamente ragione soprattutto per quanto riguarda Colin Edwards che credo, ripensando al suo numero di qualche anno fa, sperasse che anche Super Sic riuscisse a fare altrettanto.



Impensabile anche il dolore di Rossi che ha perso uno dei suoi migliori amici.  icon_cry icon_cry icon_cry
« Ultima modifica: 24 Ottobre 2011 14:55:24 da Shoungo72 » Loggato
grugnetto
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siiiiiiii!!! sono cattivissimo!

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« Risposta #16 il: 24 Ottobre 2011 14:58:12 »

«Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera». Ora vai e insegna agli angeli come s'impenna...

Ciao Marco

http://www.58marcosimoncelli.it/



    Al crepuscolo di questa domenica piena di dolore il mio sogno vorrebbe disperatamente che un piccolo frammento di stella dal nome Marco Simoncelli non venisse spazzato via. Destino crudele, perché minacci il mio sogno? Cosa posso sperare? E sperare di fare che cosa, al di là delle lacrime per la fanciullezza perduta e al di là dell’angoscia nuda del dolore, sempre più insopportabile perché mi fa sentire impotente e colpevole di non averti stretto fra le mie braccia? Nulla. Quando il destino bussa alla porta proviamo la terribile sensazione di essere impotenti. Il giovane campione di nome Marco se n’è andato con il tramonto del sole della Malesia e il suo andare è stato un rumore di vita, il rumore gioioso che Marco ci ha sempre regalato.

    Il rumore dell’intervista che Marco mi ha rilasciato al Mugello nel mese di luglio mentre veniva massaggiato dal suo fidato fisioterapista. Quel giorno, all’inizio dell’intervista, avrei voluto rivolgermi ad un antico cavaliere e lui mi ha detto: “Diobò! Sono solo un lesto ragazzo con una folta capigliatura gradito a tanti, amato dalla sua ragazza e dai suoi genitori.” Il massaggio continua, la sua pelle viene accarezzata da mani esperte che scivolano sul suo atletico corpo e mi allontano un poco per rispettare quel rituale. Con commozione riporto la conclusione dell’intervista che gli avevo fatto per il libro che sto scrivendo e che con tutto il mio affetto gli dedicherò. Ecco le ultime domande.

    …dottorcosta: “Cosa pensi del dolore”?
    Marco: “ Non mi piace. Ma lo sopporto. E’ inutile lamentarsi. Lo sopporto in silenzio. Diobò è meglio così”.

    dottorcosta: “Cosa pensi del dolore dell’ anima”?
    Marco: “È brutto, tanto brutto, ma dopo lo sconforto che deriva da questa cosa brutta, mi viene come una carica. Mi sento meglio e guido meglio la moto”

    dottorcosta: “Quando corri contro chi corri”?
    Marco: “Mi verrebbe da dire per battere gli altri. Poche pugnette non voglio stare dietro. Poi, se ci penso ti dico che corro perché provo una sensazione unica, non te lo so spiegare, ma è qualcosa di speciale, nascosto dentro di me”.

    dottorcosta: Perché hai i capelli lunghi”?
    Marco: “Mi piacciono, non mi fanno sentire normale, mi fanno sentire particolare, me stesso, unico”.

    dottorcosta: “Ti senti solo”?
    Marco: “No! No! C’è la mia famiglia, la mia morosa i miei amici che godono dei miei successi, c’è la clinica mobile che mi aiuta nei momenti difficili. Sento quanto bene c’è attorno a me, tanto di quel bene che mi scalda”.

    Il massaggio è finito, l’intervista è finita. Il padre Paolo e la graziosa morosa di Marco hanno ascoltato compiaciuti. Io ringrazio, con una carezza, uno dei miei piloti preferiti e gli racconto una mia riflessione: “Quando in questo campionato sei caduto e sei caduto tante volte molti ti hanno criticato, giudizi diabolici, ingiusti, invidiosi. Molti hanno addirittura preteso d’insegnarti ad andare in moto. Alcuni hanno vivamente consigliato di dirti di stare tranquillo, di consigliarti la prudenza. Ti ricordi, invece, cosa ti ho detto? Ti ho confessato che il collettivo, abbaiando contro l’umanità, ha dimenticato, forse perché non lo può ricordare, quando ha iniziato a camminare. Si cade, ci si rialza, si torna a cadere, ci si rialza di nuovo e spesso si ritorna a cadere. Tutto questo accompagnati dal sorriso della madre che ci consola e ci incita a perseverare, senza nessun accenno di rimprovero. Poi tutti abbiamo imparato a camminare spediti, ma pochi sono riusciti a percorrere il sentiero che porta alle vette della vita, perché la salita era troppo ardua e faticosa. Perché criticarli? Non sono già severamente puniti dal loro insuccesso? Invece tu, caro Marco, non solo salirai i gradini della vetta della vita, ma anche quelli del podio, dove come premio non c’è la coppa, ma il riconoscimento della tua forza di aver guardato in faccia alla Morte e sconfiggerla.”

    Ora la mia profezia si è avverata. Sei salito sul podio della Cecoslovacchia e dell’Australia. Oggi in Malesia hai guardato in faccia la Morte. E mentre ti stava avvolgendo con il suo nero mantello gli hai detto: “Diobò, ma non vedi che io non sono umano, perché io sono i miei sogni e con il mio talento sono il pane degli Dei che tu non potrai mai toccare? Non ti accorgi che rubi solo il mio corpo? Al contrario, il mio sorriso, la mia bontà, la mia simpatia rimarranno per sempre nel cuore di tutti. Per sempre. Non vedi che nello scacco che ti ho dato le lacrime si stanno per trasformare in ebbrezza? Ci metteranno un po’ di tempo, ma io credo molto in questo miracolo, specialmente per la mia famiglia e la mia ragazza. Questa è la mia vittoria nel Gran Premio della Malesia durato due giri.”

    Chi nello sport, inseguendo i suoi sogni, insegue contemporaneamente la sua tragedia, esce dal mondo della umanità per entrare nel mondo del divino, cruento, violento, ma pur sempre divino. Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza. L’alpinista sorride alla vertigine dell’altezza, il subacqueo sorride all’inquietudine degli abissi, il motociclista sorride all’ebbrezza della velocità. Lo sport è il palcoscenico, dove il corpo e la mente celebrano la loro potenza in quella fase della vita che è la gioventù. Nel motociclismo il gesto del pilota è esaltato dal rischio, un filo sottilissimo che separa, nel grigiore dell’asfalto, la vita dalla Morte. Un tenue confine tracciato dal pericolo, dove la vita, per cercare la vittoria, si spinge fino al brivido del suo eccesso. Oggi, Marco, hai provato quel brivido. Ti voglio bene. E non ti dimenticherò mai.

    claudio marcello costa, clinica mobile (volutamente in minuscolo)
« Ultima modifica: 24 Ottobre 2011 15:26:58 da grugnetto » Loggato

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« Risposta #17 il: 25 Ottobre 2011 08:40:32 »

La morte non è niente.

Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere: il tuo sorriso è la mia pace
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Una storia infinita perché il mondo delle corse è come un vulcano il cui magma ribolle continuamente.
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Intorno si odono solo il crepitio degli applausi e le urla di incitamento.
Ma ci sono anche gli invisibili fili di seta delle preghiere che imbastiscono la terra con il cielo.
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« Risposta #18 il: 25 Ottobre 2011 14:30:20 »

ci sono rimasto talmente male che continuo a non aver parole ma solo un grande magone  icon_cry icon_cry icon_cry
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« Risposta #19 il: 26 Ottobre 2011 21:45:03 »

Scusate amici , vorrei dire ancora una cosa per chiudere...
 Questa sera sono ancora scoppiato in lacrime durante l'ennesimo servizio sul SIC è come se avessi perso un amico !!!
 Ciao SIC !!!
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« Risposta #20 il: 26 Ottobre 2011 22:36:36 »

Domani ci saranno i funerali del Sic: sono attese 60mila persone. A parte la retorica, che in questi casi è sempre dietro l'angolo (e avolte anche non proprio "dietro"), è una gran bella dimostrazione d'affetto: come riportato anche sul suo sito ufficiale, "Marco avrebbe detto...."diobo' ragazzi quanti siete!"

La consolazione è che è morto facendo quello che amava fare e per cui viveva.

Certo è che è una consolazione ben piccola, a fronte della morte... di un ragazzo di 24 anni, poi.

Riposa in pace, "patacca".

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« Risposta #21 il: 27 Ottobre 2011 07:29:07 »

La cosa che mi ha toccato di più é la compostezza e la serenità (se cosí si può chiamare) della famiglia durante l'intervista di quelle merde senza cuore di Matrix.
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« Risposta #22 il: 27 Ottobre 2011 10:08:31 »

Straquotone a Gahkar, quelle merdacce di Matrix non hanno avuto il minimo rispetto del dolore

Ciao SupeSic, insegna agli Angeli come si piega fra le nuvole!
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« Risposta #23 il: 27 Ottobre 2011 11:32:34 »

Ieri sera ho guardato le iene, ed al rientro da un servizio c'era una iena con un casco nero in testa... se lo sfila... massa assurda di capelli... metto a fuoco, ed era Simoncelli... zioffà, m'è preso un colpo!!

Confesso che, lì per lì, mi ha indispettito come cosa. Poi, però, a ben pensarci è stato un modo come un altro per buttare sul tavolo un ricordo del povero Marco!
« Ultima modifica: 27 Ottobre 2011 11:36:24 da Sbarda » Loggato

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