redflyer
Ducati multistrada, 888 sP4, dominator, morini 3 1/2 sport
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« il: 03 Ottobre 2011 13:54:03 » |
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Historia di un "Toro", 25 civitacastellanesi, un "Genesio" e la partecipazione straordinaria di una fabbrichetta del Bolognese..
Un ragazzo scivola sulla via Emilia, pedalando a testa bassa, per recuperare il ritardo di una notte trascorsa in discoteca. Lui corre, strisciato dalle auto, con gli occhi al cronometro che gli stringe il polso: non può mancare all’appuntamento con chi combatte contro il tempo. E che, poco dopo, gli comparirà, ingrandito cento volte, sui grandi schermi che sforano la notte e la quiete domestica di Borgo Panigale. Comincia la grande festa quando, al ritmare di trombe, canti, slogans, «Aléé, ohh», tutti si avvolgono in una frenesia contagiosa. Vecchi si mescolano a giovanissimi, a papà e mamme che accompagnano bambini felici per aver visto, nel baluginio di tinte rosse rovesciate dagli schermi, quella corsa mondiale. Ci sono ragazze che hanno baciato lo stemma luminoso transitando davanti alla Fabbrica. Nel giorno in cui i “TORI” sono stati vestiti di rosso (tra cui Heidi, grosso cane bernese, portato in processione da una coppia svizzera) e davanti alla chiesa un gruppo di tifosi ha lasciato una bara blu che nella simbologia della sconfitta significa Yamaha. Volevano fare un funerale con i crismi cattolici, con tanto di manifesti che annunciavano la dipartita dell’illustre moto. Alla faccia di De Coubertin, lo sport non perdona. Le campane di Borgo Panigale iniziano a suonare come quelle più illustri di Maranello che da tempo nella mitologia dei riti delle vittorie e sconfitte, suonano. Carlos Checa acchiappa finalmente il titolo mondiale, pensava di aver avuto già tutto dalla vita e invece non aveva niente. Non aveva un titolo con la Ducati. Per motivi misteriosi su cui la scienza medica sta ancora indagando, non muore d’infarto una volta finito il giro d’onore nella ressa spaventosa, anche se la sua felicità, emozione, palpitazione, lievitazione quasi mistica, è di quelle mai viste, incontrollabili e per questo anche un po’ pericolose. Genesio Bevilacqua è come uno che ha preso la scossa; è come uno che si sveglia da un sonno lungo molti anni; è come uno che ha appena vinto il suo secondo titolo mondiale: i due della sua scuderia Altea fanno ridere rispetto alle oltre 300 vittorie Ducati. Mai nessun altra casa motociclistica aveva raggiunto questo traguardo. Un risultato completato anche da altrettanti record difficilmente uguagliabili, che iniziano con la prima vittoria conquistata da Marco Lucchinelli nel 1988, per poi passare ai vari Fogarty, Polen, Giancarlo Faloppa e tanti, tanti altri ancora, per concludere con Troy Bayliss e un mito come Carlos Checa. Tanto per..."dare un po' di numeri", ad oggi sono ben 753 i podi ottenuti da Ducati in Superbike, oltre a 155 pole position, 13 titoli iridati piloti e ben 16 mondiali costruttori. La Altea è una squadra, la Ducati è la Storia, e questo vale mille volte di più. Nel box non si sta in piedi, il pavimento è una colossale pozzanghera di champagne, acqua, benzina e vino, ad altezza d’uomo volano nell’ordine pezzi di culatello, fette di bresaola, torte della nonna, torte di frutta, fette di pane, mozzarelle già sfrante prima di toccare terra e persino ricotte intere. Quando finisce il Lambrusco arrivano le fiaschette di Sangiovese; tutti già ciucchi traditi; la foto di gruppo: una specie di piramide disarticolata con gente sdraiata, ammassata, sciamannata, arrampicata, completamente zuppa d’olio, Carlos viene preso e viene lanciato per aria tante volte quante solo le sue vittorie in questa stagione. Sono i meccanici e ingegneri del team, che fanno festa. Il generale romano Genesio sembra Cadorna dopo aver conquistato l’Isonzo. Sul podio uno spagnolo accenna un balletto improponibile, è un misto fra il ballo dell’orso, il lago dei cigni ed il balletto di un toreroe, con la differenza che a farlo, stavolta è “IL TORO”, poi dirige l’inno italiano sotto il responsabile dei motori, canta l’Inno di Mameli. «E’ il giorno più bello della mia vita» dice Genesio. Nel box ormai sembra di stare in un acquitrino del Vietnam, si contano i primi caduti per sbornia.
<Trimev, al rassi i'ein turne'>
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